Le lezioni sulla pedagogia di Kant, come quelle sulla geografia, vengono accolte negli stati napoleonici italiani (Regno d’Italia e Regno di Napoli) in un momento di ripensamento dell’istruzione nei suoi orientamenti e nei suoi indirizzi formativi. Nel Regno di Napoli, per esempio, il re Giuseppe Bonaparte emana il 15 settembre 1810 un decreto (n. 43) per lo stabilimento delle scuole primarie in tutti i comuni del regno tra le cui norme è previsto:
I padri, le madri, i tutori o curatori saranno obbligati ad inviare i loro figli o pupilli alle scuole primarie, dichiarandone i nomi alle municipalità rispettive. Gl’istitutori ne conserveranno registro, indicando il giorno nel quale ciascun fanciullo avrà cominciato ad assistere alla scuola, l’assiduità loro ed il profitto che faranno (Collezione delle leggi, vol. 1, Dal 1806 al 1820, art. 1, comma 9, p.82)
Le cautele del traduttore
Eckerlin dichiara nella Prefazione di avere indugiato nel pubblicare la sua traduzione della Pedagogia kantiana perché in essa sono contenuti «alcuni tratti» che «potevano per avventura essere mal interpretati, e che d’altronde non si potevano omettere senza guastare in certa guisa all’opinione di uomini grandi» (p. IX). Anche nella Prefazione alla Geografia fisica Eckerlin si mantiene cauto. Tuttavia, prosegue il traduttore, l’avvento di idee liberali sull’educazione rese in pubblico dal ministro di Breme, lo hanno sciolto da queste riserve.
Egli stesso, aggiunge, avrebbe voluto trattare la materia in una sua operetta pedagogica, e in particolare sulla «parte meccanica» dell’educazione, al fine, inoltre, di perfezionare «ne’ giovanetti il buon gusto» (p. X). Eckerlin era un artista, paesaggista, e la formazione estetica aveva per lui importanza centrale, e sebbene osservi che questa parte dell’educazione sia stata «fin’ora assai negletta», dichiara che il perfezionamento a cui è giunta la teoria estetica potrà garantire una migliore educazione in questo campo.
Nel chiudere, il 20 novembre 1808, questa Prefazione, Eckerlin auspica:
che l’Italia chiami i più distinti fra gl’ingegni ch’ella produce ad occuparsi di un piano di educazione, accioché la gioventù per più felice cammino possa giungere al punto di superare in grandezza i suoi sublimi antenati (p. XII).
Riferimenti bibliografici
- F. Zambelloni, Le origini del kantismo in Italia, Milano, Marzorati 1971, pp. 124-125
- G. Santinello, Le prime traduzioni italiane dell’opera di Kant, in La tradizione kantiana in Italia, Messina, Edizioni G.B.M., 1986, pp. 295-323 (299-301)
- L. Bellatalla, Kant pedagogista in Italia: prigionia e riscatto, in I. Kant, La pedagogia, a cura di L. Bellatalla e G. Genovesi, Roma, Edizioni Anicia, 2009, pp. 217-256 (224-230)